Chi è il vero vincitore delle elezioni in Turchia?

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Le elezioni presidenziali e legislative di ieri hanno tenuto col fiato sospeso l’intera opinione pubblica nazionale ed estera con vittorie annunciate in anticipo dai media, poi confermate dopo ore di tensioni e di conteggi, e migliaia di gente in piazza di fazioni opposte che hanno fatto presagire una nuova escalation di violenze.

Alla fine il dato condiviso e accettato anche dalle opposizioni è stato il seguente: Recep Tayyip Erdoğan è stato confermato Presidente della Repubblica.

ELEZIONI PRESIDENZIALI

Il leader del partito AKP è stato eletto con il 52,6%, distanziando di 22 punti percentuale il suo principale sfidante, il socialdemocratico Muharrem İnce. Relegati in terza e quarta piazza troviamo il candidato dei socialdemocratici filocurdi dell’HDP, Selahattin Demirtaş, e la leader dei nazionalisti laici di centro-destra dell’İYİ Parti, Meral Akşener.

L’affluenza registrata per le elezioni presidenziali è stata dell’86,3%, in netto aumento rispetto al 74,13% del 2014 (dove però si votò il 10 Agosto).

Ricordiamo che con questa tornata elettorale si completa l’entrata in vigore del regime presidenzialista, approvato da un referendum nel 2017, che elimina la figura del Primo Ministro e concentra le cariche di Presidente della Repubblica e Premier nella persona del Capo dello Stato e conferisce maggiori poteri al Presidente.

Come si può evincere dalla mappa allegata di seguito, le roccaforti di Erdoğan si confermano le province della profonda Anatolia, dove si sono registrati picchi di oltre l’80%.

Il CHP di İnce resiste nei soli distretti elettorali europei (ad eccezione di Istanbul, dove l’uomo forte di Ankara vince con il 50%) e in quelli siti sulla costa egea.

L’HDP si afferma nelle regioni del sud-est del paese, dove è forte la presenza della minoranza curda.

 

ELEZIONI LEGISLATIVE

La nuova Grande Assemblea Nazionale post-riforma aumenta di 50 deputati, giungendo pertanto a quota 600.

La tornata parlamentare non ha sorriso del tutto all’AKP di Erdoğan. Il partito del Presidente registra un calo rispetto alle elezioni del Novembre 2015 e perde la maggioranza assoluta dei seggi e dovrà pertanto appoggiarsi ai deputati dei nazionalisti dell’MHP, con i quali si è presentato in coalizione (ammesse per la prima volta dopo una riforma della legge elettorale).

Qualora i filocurdi dell’HDP non avessero superato la soglia di sbarramento posta al 10%, l’AKP avrebbe ottenuto da solo la maggioranza assoluta.

La nuova compagine non godrà però dei numeri sufficienti per modificare in solitaria la Costituzione, pari a 3/5 dei componenti del Parlamento.

Sul fronte delle opposizioni il CHP arretra di 2,7 punti rispetto alle elezioni del Novembre 2015 ma rimane il gruppo parlamentare più numeroso. I nazionalisti laici di centrodestra dell’İYİ Parti conquistano 43 seggi e fanno il loro ingresso in assemblea a soli 8 mesi dalla fondazione del movimento.

I socialdemocratici filocurdi dell’HDP hanno infine superato agilmente la soglia di sbarramento del 10% per le liste in solitaria.

COME CAMBIA IL PARLAMENTO?

CHI È IL VERO VINCITORE DI QUESTE ELEZIONI?

Tralasciando il successo di Erdoğan che gli consentirà di governare fino al 2023 (salvo elezioni anticipate), il vero vincitore di questa tornata è senza dubbio il partito nazionalista MHP.

Il braccio politico dei Lupi Grigi ha saputo resistere ad una scissione nel 2016/2017 da parte di alcuni componenti di rilievo che hanno mal visto l’avvicinamento all’AKP e la convergenza con quest’ultimo sulla riforma presidenzialista (senza l’apporto dei nazionalisti, l’AKP non avrebbe avuto i numeri sufficienti), che hanno successivamente formato l’İYİ Parti con l’ex Ministro Meral Akşener in testa.

L’MHP è stato anche sotto il fuoco amico dell’AKP, che con la sempre più incalzante retorica nazionalista di Erdoğan, ha tentato di strappare una numerosa fetta dell’elettorato ai nazionalisti.

Per trovare un sondaggio che attestasse l’MHP attorno all’11% bisogna risalire a Febbraio. I nazionalisti erano difatti dati in media al 7%.

Nonostante abbia perso consenso rispetto alle elezioni di Novembre 2015 (-0,8%), ha aumentato la propria forza nei distretti più popolosi. Ha saputo mantenere, o addirittura aumentare, il proprio risultato nelle proprie roccaforti dove stavolta, però, erano ben 2 i partiti nazionalisti a sfidarsi (e in queste zone l’İYİ Parti ha ottenuto buoni risultati, per lo più a due cifre).

In particolare ha pagato il sostegno all’intervento militare in Siria: nei distretti elettorali di confine di GaziantepŞanlıurfaKilis (i più interessati dagli scontri con i terroristi curdi del PKK e dalle forze curde siriane dello YPG) l’MHP ha segnato, rispettivamente, un +3,2% (İYİ Parti al 6,7%), +6,4% (İYİ Parti all’1,9%) e +2,3% (İYİ Parti al 10,2%).

Notevole la crescita anche nei distretti elettorali a guida HDP: si registra generalmente un +1/+2% rispetto al 2015. Incredibile il risultato nel distretto di Iğdır dove con il 23,9% (+11,4%) soffia uno dei due deputati all’AKP.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il suo peso politico si farà pertanto sentire.

Con ogni probabilità l’MHP richiederà una Vicepresidenza e alcuni Ministri del nuovo Governo. Non è da escludere anche un suo ruolo nella scelta del prossimo Presidente del Parlamento. Indubbia sarà invece la sua influenza nelle dinamiche assembleari dove il suo apporto sarà fondamentale per ogni provvedimento di iniziativa dei partner di maggioranza dell’AKP.

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