Turchia al crocevia

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Si avvicinano le elezioni presidenziali e parlamentari del 24 Giugno in Turchia, le prime dopo l’entrata in vigore della riforma costituzionale che ha introdotto il presidenzialismo.

Un appuntamento cruciale per il prosieguo dell’era Erdogan, cominciata nel 2003 come Primo Ministro e che l’ha visto raggiungere la presidenza della Repubblica nel 2014 con la prima elezione diretta del Capo dello Stato. Un’era caratterizzata da rapporti altalenanti con l’Unione Europea e tensioni interne sfociate nel Luglio 2016 con un tentato colpo di stato.

La prossima tornata elettorale, che eleggerà contestualmente il Parlamento e il Presidente, segnerà pertanto il destino del paese della mezzaluna.

Una tornata che, però, non sembra dagli esiti così scontati: l’emergere sulla scena e la successiva candidatura dei nazionalisti dell’İYİ Parti, guidati dall’ex deputata e fuoriscita del MHP, Meral Akşener, costringerà probabilmente il Presidente Recep Tayyip Erdogan al ballottaggio dove, secondo i sondaggi, i voti di distacco dal suo probabile sfidante non sarebbero così rassicuranti.

ELEZIONI PRESIDENZIALI

Uno studio di REMRES attesta l’attuale Capo dello Stato al 42,2% al primo turno. A sfidarlo al secondo turno sarebbe Muharrem İnce, candidato del CHP, il maggior partito d’opposizione.

La stessa rilevazione prospetta comunque la vittoria, seppur risicata, di Erdogan al ballottaggio, anche in un ipotetico scenario con Meral Akşener come sfidante.

Ballottaggio scenario 1: Erdogan vs Ince
Ballottaggio scenario 2: Erdogan vs Akşener

ELEZIONI PARLAMENTARI

Non sorridono all’AKP, il partito di governo di Erdogan, nemmeno i numeri di REMRES per le elezioni legislative.
Con la riforma elettorale che ha autorizzato la formazione delle coalizioni, si è venuto a formare un inedito schieramento composto da CHP (socialdemocratici), İYİ Parti (nazionalisti di centrodestra laici) ed SP (conservatori islamisti).
Mentre l’AKP ha formato un’alleanza con i lupi grigi dell’MHP, i socialdemocratici filocurdi dell’HDP hanno preferito non confluire nella neo-coalizione in funzione anti-Erdogan.
Il sondaggio in questione prospetta molto probabilmente un “hung parliament”, ossia un Parlamento senza maggioranza, un fenomeno già avvenuto nel Giugno 2015 che ha comportato l’indizione di elezioni anticipate, vinte dall’AKP nel Novembre dello stesso anno.
La soglia di sbarramento, posta al 10%, sarebbe difatti superata da tutti e 3 gli schieramenti, lasciando poco meno del 2% da ridistribuire.

QUAL È IL BACINO ELETTORALE DI ERDOGAN?

Grazie alla mappa di seguito pubblicata, possiamo apprezzare come nel 2014 il grosso del sostegno su cui potè contare Recep Tayyip Erdogan è localizzabile per lo più nell’entroterra della Turchia asiatica. Ѐ proprio nel profondo dell’Anatolia che risiede il nocciolo dell’elettorato conservatore islamico.

Mentre l’HDP ottenne voti per lo più nel Kurdistan turco, il CHP vinse nelle grandi città della costa ovest (quali Smirne, storica roccaforte) e ad Istanbul.

Quest’anno, come già anticipato, sarà proprio l’elettorato dell’İYİ Parti a costringere probabilmente Erdogan al ballottaggio.

Il sostegno all’Akşener proverrà in larga parte dalle province di Adana (circa 1,4 milioni di aventi diritto al voto), Osmaniye (circa 300.000 elettori), Bayburt ( circa 50.000 elettori), Gümüşhane (circa 88.000 elettori), Niğde (circa 220.000 elettori), Kırşehir (circa 156.000 elettori) e Kilis (circa 75.000 elettori), dove l’MHP ottenne i suoi migliori risultati nel 2015.

Sono inoltre da tenere in considerazione gli elettori che vedono di buon occhio l’UE dell’AKP, per lo più situati nella parte europea e nella costa ovest del paese. Sarà proprio qui che l’Akşener tenterà di sottrarre voti all’avversario di centrodestra.

Sarà molto interessante capire dove confluiranno questi stessi voti qualora l’ex deputata del MHP non accedesse al secondo turno a fronte del candidato del CHP.

L’istanza anti-Erdogan sarà così forte da far confluire un elettorato di centrodestra a sostegno di un esponente socialdemocratico?

Le convergenze europeiste e laiche prevarranno sulla retorica nazionalista del leader dell’AKP?

Un’intesa del genere è già stata trovata per le elezioni legislative, non è quindi da escludere un endorsement da parte dell’Akşener per İnce all’eventuale ballottaggio.