Turchia 2018 – il candidato: Recep Tayyip Erdoğan

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Nato nel 1954 ad Istanbul, nel quartiere popolare di Kasımpaşa, da una famiglia islamica osservante.

Da ragazzino vendeva limonata e focacce di sesamo (c.d. “simit”) per le strade dei quartieri degradati della città per sostentarsi economicamente. Intraprende la sua carriera politica verso la fine degli anni ’70, dopo essersi laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Marmara.

Eletto Sindaco di Istanbul nel 1994, fu arrestato nel 1998, colpevole di “incitamento all’odio religioso” per aver declamato pubblicamente i versi del poeta Ziya Gökalp: “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati…”. Condannato a 10 mesi di carcere (di cui solo 4 scontati), fu costretto a dimettersi dalla carica di primo cittadino.

Uscito dal carcere, ha fondato il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), a cui ha impresso un carattere più moderato rispetto ai precedenti partiti islamici turchi.

Nelle elezioni legislative del 2002 (le prime a cui abbia partecipato), l’AKP ha ottenuto il 34,3% dei voti, diventando il primo partito del paese e ottenendo una schiacciante maggioranza in Parlamento a causa della legge elettorale del paese (solo il CHP riuscì anch’egli a superare la soglia di sbarramento posta al 10%).

Impossibilitato temporaneamente ad assumere cariche pubbliche vista la precedente condanna, Erdogan vinse successivamente un’elezione suppletiva grazie anche ad un emendamento costituzionale. Fu nominato Primo Ministro nel 2003, carica che mantenne ininterrottamente fino al 2014, anno in cui si tennero le prime elezioni dirette del Capo dello Stato e fu eletto proprio alla Presidenza.

Nella notte del 15 Luglio 2016 scampò ad un tentativo di Colpo di Stato organizzato da una frangia delle Forze Armate. Di questo accusò il suo ex alleato, l’imam Fethullah Gülen, leader del movimento Izmet (Il Servizio). Durante questo tentato golpe era previsto anche il suo assassinio.

DA CHI È SOSTENUTO?

Si presenta alle elezioni presidenziali del 2018 sostenuto dal partito di cui è leader, l’AKP, dagli ultranazionalisti di destra dell’MHP, dagli ultranazionalisti islamici del BBP e dai conservatori islamici dell’Hüda-Par.

POSIZIONE POLITICA

Fautore assieme all’ex Primo Ministro Davutoğlu del neo-ottomanesimo, Erdogan ha assunto una posizione sempre più marcatamente nazionalista, soprattutto in risposta a quelle che lui definisce “ingerenze” da parte della comunità occidentale e dell’Unione Europea.

Sostenitore del presidenzialismo (introdotto grazie ad un referendum costituzionale nel 2017 da lui propiziato), ha promesso di difenderlo in risposta alle contro-proposte di re-introduzione del parlamentarismo.

Ha promesso un aumento generale dei salari, un sistema che assicuri una maggiore presenza femminile in politica, nella Pubblica Amministrazione e nel privato e la revoca dello stato di emergenza, in vigore dal post-tentato golpe e che affida poteri straordinari all’esecutivo.

In politica estera è sua intenzione riallacciare buoni rapporti con i paesi europei e perseverare nella completa adesione della Turchia all’UE, seppur “ultimamente non vi sia la stessa determinazione da parte della contro-parte europea”.

Erdogan assicura infine il prosieguo del conflitto con i terroristi curdi del PKK e con l’ISIS.

 

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