Sverigedemokraterna e il nuovo panorama politico Svedese

0

Manca poco più di una settimana ad una delle elezioni generali più incerte degli ultimi decenni per il paese scandinavo.

La Svezia, come sappiamo, è una democrazia parlamentare nella quale gli elettori eleggono i propri rappresentanti in parlamento, i quali a loro volta scelgono la guida del governo, il Primo Ministro. A differenza di altre democrazie parlamentari, dove a causa di particolari sistemi elettorali come ad esempio quello Britannico spesso accade che un partito ottenga la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, in Svezia questo scenario si presenta molto di rado. Tuttavia, nonostante la frammentazione parlamentare Svedese, grazie alla “politica dei blocchi” e delle coalizioni in passato il paese è stato capace di designare il proprio Primo Ministro in tempi relativamente rapidi.

Logo di Alleanza per la Svezia e dei 4 partiti facenti parte della coalizione

I due principali blocchi in questione corrispondono alla coalizione di centro-destra  conosciuta come “Alleanza per la Svezia” e formata nell’Agosto del 2004 dai quattro principali partiti d’area   (i Moderati, i Liberali, il Partito di Centro ed i Cristiano-Democratici) e alla coalizione di centro sinistra “Rosso-Verde” della quale hanno fatto parte Social DemocraticiVerdi e il Partito della Sinistra. Quest’ultima coalizione si formò nel 2008 in vista delle elezioni del 2010 e nacque inizialmente dalla cooperazione di governo dei Social-Democratici e dei Verdi.

Mikaela Valtersson (Verdi) e Thomas Östros (Social-Democratici) ad una presentazione congiunta del bilancio “ombra nel 2008

Ad ogni modo, durante l’attuale campagna i due blocchi storici paiono meno compatti che in passato. La “politica dei blocchi” che sembrava mitigare la frammentazione generata dal sistema proporzionale rendendolo più simile ad un bipolarismo, sembra adesso in fase di superamento.

Jimmie Åkesson durante un comizio del proprio partito nel giugno 2014 a Visby

Lo stravolgimento del panorama politico del paese scandinavo con ogni probabilità può essere imputato all’ingresso in scena di Sverigedemokraterna, conosciuti anche come “Democratici Svedesi”. L’ingresso in parlamento di Sverigedemokraterna risale al 2010, quando ottenne il 5.70% dei voti, il 2.77% in più rispetto alla tornata precedente. Un che gli garanti’ 20 seggi al Riksdag. Nel 2014 il partito guidato da Jimmie Åkesson si aggiudico’ 49 seggi ottenendo il 12.9% dei voti e divenendo cosi’ il terzo partito svedese dopo i Social Democratici di Stefan Löfven e i Moderati di Fredrik Reinfeldt. Attualmente i sondaggisti Svedesi accreditano il partito di un consenso che oscilla tra il 19% e il 24% dei voti.

Ciò che è maggiormente rilevante per la nostra analisi è che le posizioni dure di Sverigedemokraterna su temi come immigrazione, politiche sui richiedenti asilo, integrazione ed ordine pubblico hanno avuto almeno tre conseguenze.
In primo luogo tali posizioni hanno fatto la fortuna del partito in termini di consenso elettorale. Secondariamente hanno modificato gli equilibri interni ai due blocchi, con i rispettivi partiti guida (Social Democratici e Moderati) che per combattere il travaso di consensi hanno modificato la propria linea su molti temi. Tuttavia, tali variazioni spesso non sono state seguite dai partner di minoranza dei due blocchi rendendo cosi più complicata la convivenza all’interno delle coalizioni.
In terzo luogo le istanze portate avanti dai Democratici Svedesi, come già avvenuto in diversi paese europei, hanno provocato un isolamento  dalla maggior parte dei restanti partiti politici nazionali, che almeno a parole si professa non disponibile alla formazione di un governo del quale faccia parte Sverigedemokraterna.

 

Nei prossimi articoli, partiremo da questi spunti per analizzare i possibili scenari per la formazione del futuro governo svedese.

 

CONDIVIDI