Spagna, tutti i risultati: numeri, seggi e scenari di governo

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Le elezioni di ieri sono state vinte da Pedro Sánchez del PSOE (centrosinistra), partito che ha totalizzato il 28.7% dei voti (7.5 milioni) e 123 dei 350 membri del Congresso dei Deputati, la camera bassa del parlamento spagnolo.

La seconda posizione è andata invece ad un malconcio PP (centrodestra), che ha fatto registrare il peggior risultato dalla sua fondazione nel 1989, col 16.7%. A breve distanza troviamo invece i liberal-conservatori di Ciudadanos col 15.8%.

Il partito di sinistra Podemos ha occupato invece la quarta piazza col 14.3% delle preferenze, seguito dal partito ultra-nazionalista di destra Vox, che fa per la prima volta il suo ingresso in parlamento, col 10.30% dei voti.

La sesta e settimana posizione sono invece occupate da due partiti indipendentisti catalani: Esquerra Republicana, guidato da Oriol Junqueras, al momento in carcere per l’organizzazione del referendum del 2017, col 3,9% e Junts per Catalunya, lista dell’ex Presidente catalano Carles Puigdemont, con l’1.91%.

I SEGGI

In termini di seggi in nuovo del Congresso dei Deputati, la camera bassa del parlamento spagnolo, sarà cosi composto:

  • PSOE (centrosinistra) 123 seggi
  • PP (centrodestra) 66 seggi
  • Ciudadanos (centrodestra) 57 seggi
  • Unidos Podemos (sinistra) 42 seggi
  • Vox (destra) 24 seggi
  • Esquerra Republicana (centrosinistra – indipendentisti catalani) 15 seggi
  • Junts per Catalunya (centro – indipendentisti catalani) 7 seggi
  • Partido Nacionalista Vasco (centrodestra – nazionalismo basco) 6 seggi
  • Euskal Herria Bildu (sinistra – indipendentismo basco) 4 seggi
  • Coalición Canaria (centrodestra – nazionalismo canario) 2 seggi
  • Navarra Suma (centrodestra – regionalismo) 2 seggi
  • Compromís (sinistra – nazionalismo valenciano) 1 seggio
  • Partido Regionalista de Cantabria (centrosinistra – nazionalismo cantabro) 1 seggio

LE VARIAZIONI

Rispetto alle ultime elezioni, nel 2016, ieri si è registrato un balzo in avanti del PSOE, passato dal 22.7% al 28.7% (+6%) e guadagnando 38 seggi in parlamento, ed un drastico calo invece dei popolari del PP. Questi ultimi hanno perso infatti, in questi 3 anni, quasi metà del loro elettorato e ben 71 scranni, facendo registrare ieri un -16.3% avendo ottenuto il 16.7%, rispetto al 33% del 2016.

Guadagnano invece quasi 3 punti percentuali e 25 seggi i liberal-conservatori di Ciudadanos, grazie al 15.9% conquistato ieri rispetto al 13.1% precedente. -6.8% invece per Podemos, che passa dal 21.1% al 14.3% perdendo inoltre 29 parlamentari.

Sorprendente invece il risultato di Vox, partito di destra ultra-nazionalista formato da fuoriusciti dal PP, che passa dallo 0.20% del 2016 al 10.3% di ieri, entrando cosi per la prima volta in parlamento con una pattuglia di 24 deputati.

Gli indipendentisti catalani di centrosinistra di Esquerra Republicana crescono invece di 1.30% su base nazionale passando dal 2.63% di tre anni fa al 3.90% di oggi.

MADRID E BARCELLONA

Nella capitale il risultato ricalca , in termini di piazzamento, il risultato generale, con il PSOE che vince col 27.04% ed i popolari del PP che ottengono invece la seconda piazza col 20.93%.

Con un punto percentuale in meno troviamo invece i liberal-conservatori di Ciudadanos, seguiti col 16.51% dal partito di sinistra Podemos.

Quinta posizione invece, col 12.74% dei voti, per il partito di destra nazionalista Vox.

A Barcellona vincono invece gli indipendentisti, con l’ERC, “Sinistra Repubblicana di Catalogna” partito indipendentista di sinistra, che col 23.08% dei voti stacca di poco i Socialisti del PSOE (PSC in Catalogna).

Terza piazza invece per Podemos, con la sua lista locale “En Comú Podem”, col 16.37%, seguita da Ciudadanos all’11.71%.
Junts per Catalunya, forza politica dell’ex Presidente Carles Puigdemont, ottiene poi il 10.81%.

Risultato magro invece nella città per i Popolari col 6.17% e per la destra di Vox col 3.4%.

SCENARI E POSSIBILI COALIZIONI

In termini puramente matematici sono due le possibili maggiorante per dar vita ad un esecutivo di Pedro Sánchez:

1) Un governo sostenuto dai socialisti del PSOE e dai parlamentari del partito di sinistra Podemos, soluzione politicamente più “semplice”, si fermerebbe a soli 11 seggi dalla maggioranza, per cui un’apertura ad uno o alcuni partiti regionali diventa necessaria per ottenere la fiducia.

Non bastano però solo i partiti regionali per arrivare agli agognati 176 seggi, in quanto un governo con dentro PSOE, Podemos, Compromís,Partido Nacionalista Vasco, Coalición Canaria e Partido Regionalista de Cantabria si fermerebbe a 175 scranni.

Risultata necessario dunque, se si vuole varare un governo a sinistra con PSOE + PODEMOS + REGIONALISMI, aprirsi anche agli indipendentisti catalani (22 seggi tra Esquerra Republicana e Junts per Catalunya) oppure (o anche) a quelli baschi, nello specifico all’Euskal Herria Bildu che detiene 4 seggi.

2) La seconda ipotesi per quanto matematicamente possibile risultata di difficile attuazione politica, considerate le grosse differenze fra le due forze politiche, e si tratta di un esecutivo con dentro PSOE ed i liberal-conservatori di Ciudadanos.

Un governo quindi con dentro due uomini forti come Pedro Sanchez e Albert Rivera, che con solo due partiti otterrebbe già 180 seggi al congresso.

Questo scenario è però, come detto, di difficile attuazione in quanto anche se (per assurdo) andasse bene ai due leader non sarebbe semplice da far accettare alle rispettive basi e da far votare alle truppe parlamentari più a sinistra nel PSOE e più a destra nel C’s, e considerato il risicato vantaggio sulla maggioranza (+5) anche una piccola emorragia di parlamentari potrebbe essere fatale.

Pedro Sánchez, che riceverà a breve il mandato per cercare appunto la quadra, avrà il difficile compito di tirar fuori dai numeri in parlamento una maggioranza sulla base degli scenari fin qui esposti.

Diversamente non riteniamo impossibile un ritorno alle urne, ipotesi già realizzata tra il 2015 ed il 2016 quando si votò 2 volte in 6 mesi in seguito alle difficoltà di dar vita ad un’esecutivo dopo le prime votazioni.