Okinawa, 72% vota “No” allo spostamento ed espansione della base americana

0

I residenti dell’arcipelago di Okinawa (Giappone) si sono espressi nettamente contro la rilocazione e l’espansione della base degli U.S. Marines di Futenma presso un nuovo sito più grande sulla stessa isola. Ha votato il 52.48% degli aventi diritto: 434.273 opposti al piano, 114.933 a favore e 52.682 indifferenti.

Nonostante il governo centrale intenda ignorare il risultato del voto, il Governatore di Okinawa è legalmente obbligato ad informare sia il governo giapponese che quello statunitense poichè più del 25% degli aventi diritto si è espresso per il “No”.

Il Premier Abe ha ripetuto alla stampa questa mattina che il governo procederà ai lavori, mentre il Governatore di Okinawa Tamaki si dice pronto ad incontrare Trump per informarlo della scelta degli okinawani.

La netta vittoria del “No” è l’ultimo episodio di un’opposizione crescente ad Okinawa alla presenza americana sull’isola. L’anno scorso il nuovo Governatore Tamaki venne eletto in quanto strenuo oppositore delle basi americane nell’arcipelago e sono diventate sempre più frequenti le proteste contro la presenza militare statunitense.

La prefettura di Okinawa, teatro degli scontri più sanguinari della Guerra del Pacifico, fu direttamente amministrata dagli Stati Uniti fino al 1972. Anche dopo la restituzione al Giappone, le forze armate americane mantennero a lungo uno status legale speciale nell’arcipelago che permetteva loro di essere processate negli Stati Uniti in caso di crimini commessi ad Okinawa e tutt’ora possiedono un certo grado di extraterritorialità.
Vari casi di furto, omicidio e stupro perpetrati dal personale delle basi rimasti impuniti o lievemente sanzionati hanno esacerbato negli anni l’opposizione degli abitanti dell’arcipelago contro la presenza americana. Lo stupro di gruppo di una dodicenne da parte di tre U.S. Marines nel 1995 causò le più grandi proteste anti-americane in Giappone dagli anni 60 e costrinse l’allora amministrazione Clinton a rivedere lo status di extraterritorialità dei soldati nell’arcipelago e ridurre il territorio occupato.