L’Iraq al voto dopo la liberazione dall’ISIS

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Oggi gli iracheni sono chiamati alle urne per la quarta volta dalla caduta di Saddam e la prima dopo la sconfitta definitiva dell’ISIS lo scorso dicembre.

Saranno eletti i 329 membri del Parlamento e conseguentemente il Primo Ministro.

Il favorito alla carica è l’uscente Haider al-Abadi, a capo della Victory Alliance ( ئتلاف النصر‎ ), partito creato il 14 dicembre 2017 proprio allo scopo di partecipare alle elezioni di oggi.

A sfidarlo ci saranno 10 candidati fra sciiti, sunniti e curdi.
Ricordiamo infatti che la popolazione dell’Iraq si divide principalmente in questi tre gruppi religiosi (65% di sciiti, 20% di sunniti e del 3% di curdi, presenti perlopiù nella regione autonoma nel Nord dell’Iraq del Kurdistan iracheno).

Gli altri due candidati sciiti con possibilità di avere la meglio sono Nouri al-Maliki, già PM dal 2006 al 2014 ed attuale Vice Presidente, a capo della State of Law Coalition (إئتلاف دولة القانون ) partito col maggior numero di rappresentanti nel parlamento uscente, ed Hadi al-Amiri, ex comandante in prima linea contro l’ISIS, considerato da molti sciiti come un eroe di guerra.

A rappresentare i sunniti troviamo invece un unico candidato: Osama al-Nujaifi, uno dei tre Vice Presidenti iracheni e candidato dell’Uniters for Reform Coalition ( ئتلاف متحدون للاصلاح‎ ), maggiore partito sunniti del paese.

Nechirvan Barzani, attuale Primo Ministro del Kurdistan iracheno, è invece il candidato del principale partito curdo, l’KDP.

La Legge Elettorale vigente è di tipo proporzionale e divide l’Iraq in 18 circoscrizioni, corrispondenti alle province del paese, ognuna delle quali elegge dai 7 ai 69 rappresentanti. 9 sono i seggi che vengono riservati invece alle minoranze (Cristiani, Mandei, Yazidi e Shabaki).

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