L’influenza del Congresso del Partito Comunista Cinese sul calcio italiano

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TIFOSI E FANTALLENATORI, PARLIAMO DI COSE SERIE.
L’apertura del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese è ormai su tutti i giornali, anche quelli sportivi.

Si parla della possibilità di uno sblocco degli investimenti nel mondo del calcio da parte del Governo cinese, dopo le limitazioni poste ad inizio anno e ribadite ad Agosto.

Il nostro panorama calcistico vede tre squadre interessate proprio da questo importante evento politico in virtù della loro proprietà cinese: parliamo dell’Inter del Milan e del Parma.

L’Inter vede come socio di maggioranza la Great Horizon Sarl, società di diritto lussemburghese collegata al gruppo Suning, la holding cinese dell’imprenditore Zhang Jindong, che detiene il 68,55% delle quote.
Dopo una sontuosa campagna acquisti nel 2016, nella scorsa sessione estiva il club ha dovuto fare i conti col Fair Play Finanziario e con le limitazioni giunte dalla Cina.
Con l’ultimo bilancio, approvato a fine settembre, la squadra di Milano è comunque riuscita a rientrare nei parametri UEFA.

(Foto di Pier Marco Tacca)

 

Il Milan ha visto lo storico passaggio di proprietà dall’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’imprenditore Li Yonghong nell’Aprile di quest’anno.
La vicenda è stata caratterizzata da plurimi rinvii del closing, dovuti alla stretta imposta da Pechino all’investimento nel settore sportivo e dunque al venir meno degli investitori all’inizio dietro la cordata SES guidata dallo stesso di Li.
Si parlava della presenza di grandi aziende a partecipazione statale quali Huarong, China Merchant Banks, China Construction Bank e Haixia Capital.
Le prime due hanno categoricamente smentito ogni loro partecipazione alla cordata (nonostante vi siano documenti che provino l’intervento diretto di una società offshore legata a Huarong nel finanziamento di 102 milioni di euro ad una società della cordata SES), la terza ha risposto nel mese di marzo ad un eventuale coinvolgimento con un “no comment” mentre la quarta non ha mai dato una risposta in merito (emblematica è però la presenza di Lu Bo, Presidente di Haixia, all’interno del nuovo CdA del Milan).
Li Yonghong, alla fine, è riuscito ad acquistare il 99,93% della società, mediante la Rossoneri Sport Investment Lux, principalmente grazie ad un prestito erogato dal fondo Elliot di circa 300 milioni.
Qualora l’imprenditore cinese non restituisse quanto prestato (assieme al 10% di interessi ed un arrangement fee da 15 milioni), o non riuscisse ad ottenere un rifinanziamento del debito da altri istituti di credito, il Milan diventerà proprietà dell’hedge fund americano.

 

Più recente è la vicenda che riguarda il Parma, fallito nel 2015.
Il 21 giugno 2017 è stato annunciato il cambio di proprietà del club, il quale passa per il 60% delle quote nelle mani del gruppo cinese Desports presieduto da Jiang Lizhang, già proprietario del Granada e del Chongqing Dangdai Lifan F.C.
Le restanti quote del 30% e del 10% rimangono nelle disponibilità del gruppo imprenditoriale Nuovo Inizio e dell’azionariato popolare Parma Partecipazioni Calcistiche.
ll nuovo organigramma vede la carica di Presidente vacante mentre Hernán Crespo e Giacomo Malmesi assumono l’incarico di vicepresidenti del club.
Il closing è avvenuto nei primi giorni di Novembre. La società ha difatti annunciato che “è stata depositata su un conto bancario italiano la provvista necessaria alla chiusura dell’ultima parte dell’operazione, mentre nelle scorse settimane sono state rispettate tutte le scadenze concordate relative al rafforzamento finanziario di Parma Calcio 1913”.

 

Cosa ci aspetta dunque dopo la chiusura del Congresso del Partito Comunista?
“L’apertura ci spinge avanti, l’isolamento ci lascerebbe indietro. 
La Cina non chiuderà al mondo le sue porte, che si apriranno sempre di più. 
Semplificheremo gli investimenti in Cina e promuoveremo la cooperazione internazionale formando reti di commercio, investimenti e finanziamenti.
Dobbiamo sforzarci per promuovere la liberalizzazione e lo scambio degli investimentii e rendere globalizzazione più aperta e inclusiva” ha affermato il Segretario Generale e Presidente Xi Jinping nel suo discorso di apertura.

Può essere, sì, interpretato come un alleggerimento della stretta ma, a nostro avviso, tutto si giocherà su una regola ben precisa : DO UT DES.

Quanto investito deve vedere un ritorno per la Cina che possa così giustificare una temporanea fuga di capitale.
Non sono difatti sconosciute le intenzioni del Presidente Xi di migliorare il livello calcistico del paese su tutti i fronti.

Suning ha da sempre affermato che l’acquisto dell’Inter è finalizzato anche ad una maggiore espansione del brand mentre chi sembra aver fatto un primo importante passo sul suolo cinese è di sicuro il Milan : in estate infatti è stato firmato un accordo tra il club e la CNGEF, ente fondato dal Consiglio di Stato che promuove lo sviluppo delle scuole calcio in madrepatria.
L’amministratore Delegato Marco Fassone ha inoltre più volte affermato che alcuni giocatori cinesi avrebbero preso parte a stage in terra italiana e che il club si è dichiarato disposto a dare una mano al governo per sviluppare il settore giovanile e scolastico del paese, attualmente sprovvisto di una organizzazione a livello di campionati giovanili.

È dunque improbabile rivedere un periodo come quello degli ultimi anni con spese faraoniche da parte di imprenditori e squadre cinesi ma la stretta potrebbe essere allentata, per quanto concerne chi ha già investito, a patto che il Dragone veda la sua ricompensa.

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