10 domande ad Alessandro Fiorucci (Fronte della Gioventù Comunista)

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Ciao Alessandro, grazie innanzitutto per la disponibilità.

1) Cominciamo con le presentazioni: chi siete? Cosa fate?
Siamo l’organizzazione rivoluzionaria dei giovani studenti, lavoratori e disoccupati che lottano per una società più giusta, per un’Italia socialista. Il Fronte della Gioventù Comunista è, appunto, l’organizzazione dei giovani comunisti in Italia. Siamo nati nel 2012 da un appello per la costruzione di un’organizzazione coerente che rifiutasse l’opportunismo e gli errori dei decenni passati. Dal termine del 2016 abbiamo un patto di unità d’azione con il Partito Comunista (PC), che sosteniamo nella convinzione che la gioventù possa e debba dare un contributo fondamentale alla ricostruzione di un forte partito comunista in questo paese. Ogni giorno lottiamo nei nostri luoghi di studio per un sistema scolastico e universitario gratuito e accessibile a tutti. Siamo stati in prima linea nell’organizzare le mobilitazioni degli studenti contro la Buona Scuola, e lavoriamo per dare coscienza ai nostri coetanei della necessità di battersi per una società diversa. Allo stesso tempo vogliamo costruire una alternativa reale per la gioventù delle classi popolari nei settori dello sport, della musica e della cultura, sempre più inaccessibili e distanti dalla quotidianità nelle periferie delle nostre città.

2) Di quali valori e di quali idee vi sentite portatori?
Siamo comunisti e rivendichiamo apertamente quelle idee, che poi sono le idee di chi ha lottato per un mondo migliore e per un’Italia diversa. Le idee dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della solidarietà, di una società in cui il potere sia nelle mani dei lavoratori e non di una manciata di sfruttatori. Sono le idee per cui hanno lottato milioni di lavoratori in tutto il mondo, i nostri partigiani durante la Resistenza, i popoli in lotta contro l’imperialismo. E sono più che mai attuali in un mondo in cui 8 persone possiedono la ricchezza della metà più povera del pianeta.

3) Raccontateci il vostro successo o traguardo di cui siete più orgogliosi.
In questi sei anni di attività possiamo dire di avere costruito la gioventù comunista in Italia. È un risultato non scontato, reso possibile grazie al sacrificio e dall’impegno costante di centinaia di militanti. Potremmo dire che il traguardo più grande è essere arrivati dove siamo ora. Insomma, potrei mettermi ad elencare i risultati delle elezioni studentesche, che negli anni ci hanno visto affermarci come seconda forza a Roma con il 18% e vincere la Presidenza di numerose Consulte studentesche come quella di Milano (per tre anni consecutivi), Latina, Cosenza, Venezia, Reggio Emilia. O ancora potrei citare qualche mobilitazione particolarmente riuscita e numerosa, da quelle degli studenti al grande corteo per i 100 anni della Rivoluzione d’Ottobre organizzato assieme al Partito. Ma alla fine quello che importa davvero è che c’è un’organizzazione che cresce; il fatto che per un numero sempre maggiore di giovani il FGC sia una realtà concreta; che in sempre più scuole e università ci siano giovani comunisti che si affermano come riferimento per chi gli sta attorno. Fino a qualche anno fa era un risultato impensabile. Certo, il lavoro da fare è ancora tanto, ma aver posto delle solide fondamenta con una strategia precisa dopo decenni di sconfitte ed errori ci rende molto fieri.


4) Secondo voi i ragazzi vedono la politica come qualcosa di sempre più distante da loro?
Sì, perché c’è la percezione diffusa che la politica sia qualcosa di estraneo alla propria condizione reale. Non si tratta di qualunquismo, ma della fisiologica disaffezione di una generazione condannata alla precarietà. In realtà l’idea che la “politica” e il sistema dei partiti siano qualcosa di sporco e parassitario è radicata in ampi settori della popolazione, giovani o meno. I continui scandali sulla corruzione non fanno che rafforzare questa convinzione, alimentando un rifiuto che certamente ritroviamo nei nostri coetanei.  Ci stupirebbe il contrario, perché oggi nessuna forza politica in parlamento è davvero alternativa ai giochi di potere e ai meccanismi di questo sistema. Del resto basta guardare alle giovanili dei principali partiti per rendersi conto di molte dinamiche. Ragazzini ambiziosi che sperano di fare carriera e vivere di politica, ingannando i loro compagni di scuola o di università pur di scalare le gerarchie di partito e conquistare qualche poltrona. Noi questo schifo lo combattiamo, vogliamo essere avanguardia delle lotte per una società nuova. Un militante comunista, per dirla con le parole del Che, “un lavoratore instancabile che, con abnegazione, pone al servizio della rivoluzione le sue ore di riposo, la sua tranquillità personale, la sua famiglia o la sua vita”. Un’idea di impegno politico lontana anni luce dalle porcherie che ci circondano, e che rivendichiamo con orgoglio. La sfida vera per noi è spiegare e dimostrare ai nostri coetanei la profonda diversità dei comunisti, che non sono semplicemente “uno dei tanti partiti”, ma qualcosa di radicalmente diverso. Proprio in questa nostra diversità sta la chiave per combattere la rassegnazione e il disimpegno dilaganti, per un protagonismo effettivo.

5) Cosa dovrebbe fare la politica per i giovani?

Se vogliamo guardare all’immediato, cancellare tutte le misure antipopolari introdotte in questi anni e interrompere l’attacco costante ai diritti dei lavoratori e delle fasce più colpite dalla crisi. Ma in realtà l’idea del sistema politico come meccanismo di delega è qualcosa che non ci appartiene. Non possiamo aspettarci che le forze politiche corresponsabili di questo massacro sociale, che accettano come unico orizzonte il modello di sistema capitalistico, invertano magicamente la rotta. Si tratta allora di rompere con l’idea della politica come meccanismo “assistenzialistico”, un’illusione che oggi è presente nella società e serve soltanto a relegare larghe fasce della popolazione ad un ruolo passivo. La lotta politica per come la intendiamo noi è lo strumento che permette alle masse popolari di incidere sui rapporti di forza per un cambiamento reale.

6) Cosa dovrebbero fare i giovani per la politica?
Innanzitutto rifiutare l’idea della politica come “delega”, facendo propria l’arma della lotta politica come strumento di emancipazione collettiva e di mutamento delle condizioni che attualmente vive la stragrande maggioranza della gioventù. I giovani infatti non sono una massa informe o una classe sociale. Per i rampolli delle famiglie più ricche le prospettive future sono sempre più rosee, per i figli dei lavoratori è una corsa verso il precipizio. Non si tratta di fare qualcosa “per la politica”, ma piuttosto di fare qualcosa che è nei nostri interessi, cioè di lottare per i diritti dei lavoratori di oggi e per quelli dei giovani proletari che saranno i lavoratori di domani. Si tratta allora di prendere coscienza della propria condizione e di combattere per cambiarla collettivamente. Solo in questa direzione l’impegno politico quotidiano acquista un senso, altrimenti significa portare acqua al mulino del nemico.7) Alle elezioni del 4 marzo il vostro partito di riferimento (Partito Comunista) non è entrato in Parlamento (0,32% alla Camera/0,33% al Senato). Un vostro commento a riguardo.
Il risultato delle elezioni è in linea con le nostre aspettative e rispecchia i limiti della sinistra oggi. Le scorse elezioni hanno visto per la prima volta dopo 12 anni una lista autonoma dei comunisti, dopo gli enormi danni prodotti dalla sinistra opportunista. L’obiettivo centrale per noi non era entrare in Parlamento, lo abbiamo detto apertamente fin da subito. Abbiamo presentato la candidatura del Partito Comunista con un programma di lotta e mobilitazione dei lavoratori, non un insieme di promesse irrealizzabili. Mentre le altre forze politiche facevano a gara a chi la sparava più grossa per racimolare qualche consenso, abbiamo messo al centro le nostre proposte di rottura sui temi del lavoro, della casa e dei diritti sociali. Abbiamo spiegato senza esitazione la nostra contrarietà all’Unione Europea e alla Nato, questioni centrali su cui oggi tutti fanno marcia indietro. I 106.000 voti ottenuti dalla lista del PC rappresentano la base da cui ripartire per rilanciare l’azione dei comunisti in Italia, per dare forza alla costruzione del Partito nei luoghi di lavoro e tra le classi popolari. Il risultato elettorale va letto anche come il primo passo dopo l’assenza per anni dei comunisti alle elezioni; grazie all’attenzione e all’autorevolezza guadagnata con la campagna elettorale abbiamo potuto parlare a milioni di lavoratori e giovani, ora si tratta di trasformare ogni voto in un nuovo militante comunista. Lo stiamo già facendo, costruendo il partito su tutto il territorio nazionale. Vogliamo spezzare la passività e l’idea della delega politica, per la partecipazione diretta dei lavoratori.


8) Alla luce dei risultati delle elezioni del 4 marzo, come vedete il futuro del nostro Paese?
L’esito generale delle elezioni ci consegna un quadro complicato, motivo del dibattito costante in queste settimane circa la formazione di un nuovo governo. Nell’immediato non è chiara la formula che le principali forze politiche sceglieranno, ma una cosa è sicura. Quale che sia l’esito finale delle consultazioni, proseguiranno le misure antipopolari e l’attacco ai diritti dei lavoratori che abbiamo conosciuto in questi anni. Poco importa il colore politico di un futuro governo e la sua forza trainante, perché nessun partito in parlamento si pone come alternativa ai meccanismi che reggono questo sistema, alla dittatura dei poteri economici e finanziari. Basta ascoltare le dichiarazioni di quelle forze, come Lega e Cinque Stelle, che sotto elezioni si sono presentate come “antisistema” e ora giocano a chi smorza di più le promesse elettorali per accreditarsi come forza di governo. Il futuro del nostro paese oggi, al di là dei giochetti politici nell’immediato, è strettamente legato alle decisioni e alle necessità dei poteri che davvero contano in questo sistema. Siamo convinti che per le classi popolari non esista una prospettiva di miglioramento reale senza una vera rottura con l’Unione Europea e la Nato. L’unica strada percorribile per conquistare un futuro dignitoso è quella di lottare per rovesciare questo sistema, e per fare questo serve prima di tutto lavorare per costruire un’organizzazione coerentemente rivoluzionaria, il Partito Comunista.9) Quali politiche scolastiche ed universitarie dovrebbe intraprendere il nuovo Governo per migliorare la qualità della vita e dello studio degli studenti?
Intanto rendere l’istruzione accessibile a tutti, e soprattutto gratuita. Che significa, ad esempio, abolire i contributi scolastici “volontari” e le tasse universitarie, ma anche garantire agli studenti libri di testo, trasporti, alloggi per i fuorisede, eliminando tutti gli ostacoli di natura economica che impediscono l’accesso al diritto allo studio. Ma al di là di questo serve una riflessione complessiva su ciò che viene insegnato, sulla piega che sta prendendo l’istruzione nel nostro paese. Le grandi imprese vogliono uscire dalla crisi abbassando il costo del lavoro, con lavoratori dequalificati e ricattabili. Il risultato: si dequalifica l’istruzione, si promuove una separazione deleteria fra la conoscenza e le competenze specifiche, fra il sapere e il “know-how”. E ora, con l’alternanza scuola-lavoro, le scuole iniziano gradualmente a sostituirsi alla formazione aziendale, che dovrebbe essere onere delle imprese. Bisogna invertire tutto questo, promuovere un’istruzione non solo gratuita ma anche di qualità, che sia tale in tutto il territorio nazionale. E questo significa abbandonare la logica della “autonomia”, che sta trasformando le scuole e gli atenei in aziende, e i presidi e i rettori in manager. Non si può continuare ad applicare in modo scellerato le logiche del mercato e della competizione all’istruzione. Questo è quello che si dovrebbe fare. Ma difficilmente lo farà il nuovo Governo, quale che sia il colore, perché UE, banche e Confindustria chiedono di continuare su questa strada e nessuna forza politica oggi in parlamento è disposta a invertire la rotta. Nessuno ci regalerà nulla se non lottiamo per conquistarlo.

10) Perchè un ragazzo dovrebbe avvicinarsi alla militanza politica proprio con voi?
Oggi le prospettive per un giovane delle classi popolari sono fatte di disoccupazione, precarietà e lavoro senza diritti. Mentre le dieci famiglie più ricche d’Italia detengono la stessa ricchezza della metà del paese, costruirsi un futuro stabile è diventata un’impresa irrealizzabile fatta di ricatti e sacrifici imposti. La scuola pensa a educare nuovi schiavi con la testa chinata, l’università è sempre meno accessibile e legata alle logiche del profitto. Fin da piccoli ci è stato insegnato che non ci sono alternative praticabili, dobbiamo farci strada sgomitando per raggiungere il successo, ma la cruda realtà è che questa società malata non ci permette di esprimere le nostre capacità e realizzare le nostre aspirazioni. Vogliamo dire a ogni giovane schiacciato da questo sistema che la via d’uscita sta nella lotta organizzata per costruire una società diversa, che risponda ai bisogni dei lavoratori e non al profitto di pochi parassiti. Se è vero che “essere giovani e non essere rivoluzionari è una contraddizione perfino biologica”, come diceva S. Allende, allora non ci resta che liberarci dalle catene del disimpegno e buttarci in prima fila per costruire il cambiamento. È inutile aspettare che qualcuno lo faccia al posto nostro: la vita ci impone sempre delle scelte. Aderire al Fronte della Gioventù Comunista significa rispondere “presente” al proprio compito di liberazione, fare un primo passo per conquistare il proprio avvenire.

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