Eutanasia, approda in Aula il pdl di iniziativa popolare

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“1965 giorni dopo il deposito delle ormai oltre 130 mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia legale, il 30 gennaio 2019 finalmente la Camera dei Deputati inizierà la discussione”. Lo annuncia Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ex candidato alla segreteria di +Europa e protagonista della vicenda di Dj Fabo.

“Nonostante l’estremo ritardo di questo tentativo di risposta all’ordinanza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo, che ha concesso fino al 24 settembre 2019 per l’approvazione di una legge, il Parlamento ha ora l’opportunità di dare tutele alle persone che, in determinate situazioni, vogliono accedere all’aiuto al suicidio”, si legge in una nota.

Le firme raccolte sono state circa 130.000 (erano sufficienti 50.000) e la raccolta è stata promossa dai Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni.

Si riporta dalla scheda informativa della Camera dei Deputati

La proposta di legge A.C. 2 d’iniziativa popolare) è composta da 4 articoli.

L‘articolo 1 attribuisce ad ogni cittadino la facoltà di rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento vitale o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente purché: provenga da un soggetto maggiorenne e che non si trovi, anche temporaneamente, in uno stato di incapacità di intendere e di volere; sia manifestata dall’interessato in modo inequivocabile, o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona nominata in precedenza, fiduciario per la manifestazione della volontà di cura, con atto scritto con sottoscrizione autenticata.

Va osservato che le disposizioni di cui all’articolo 1 sono già contenute – sia pure con qualche differenza di formulazione – nell’articolo 1, commi 5 e 6 della citata legge n. 219/2017.

L’articolo 2 dispone che il personale medico e sanitario che non rispetti la volontà manifestata nei modi di cui all’articolo 1, è tenuto al risarcimento del danno morale e materiale conseguente, in aggiunta ad ogni altra conseguenza civile o penale ravvisabile nei fatti.

Andrebbe valutata l’eventualità di trasformare tali disposizioni in modifiche alla citata legge n.219 del 2017 che, come si è detto, all’articolo 1, commi 5 e 6, disciplina le condotte il cui mancato rispetto genera le conseguenze previste nell’articolo 2 della proposta di legge in esame.

L’articolo 3 stabilisce che le disposizioni di cui agli articoli 575 (Omicidio), 579 (Omicidio del consenziente), 580 (Istigazione aiuto al suicidio) e 593 (Omissione di soccorso) del codice penale non si applicano al medico e al personale sanitario che hanno praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, purché ricorrano alcune condizioni, il cui rispetto deve essere attestato per iscritto dal medico e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato l’intervento: la richiesta, attuale ed accertata in modo inequivocabile, provenga dal paziente maggiorenne, che non si trovi, sia pure temporaneamente, in uno stato di incapacità di intendere e di volere; la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia portatrice di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi; siano stati informati della richiesta anche i parenti entro il secondo grado ed il coniuge, messi nella possibilità di colloquiare con il paziente; il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e dei possibili sviluppi clinici e ne abbia discusso con il medico; il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche.

L’articolo 4 attribuisce ad ogni soggetto la facoltà di redigere un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia nell’ipotesi in cui sia affetto da una malattia che comporta gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi, sia incapace di intendere e di volere ovvero di manifestare la propria volontà e con il quale nomina contemporaneamente un fiduciario ricorrendone le condizioni. Viene poi disposto che la richiesta di applicazione dell’eutanasia sia chiara e inequivoca, non sia sottoposta a condizioni e sia accompagnata da una dichiarazione con la quale il richiedente attesta di essersi documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani. Anche la conferma della richiesta da parte del fiduciario deve essere chiara, inequivoca ed espressa per iscritto. In presenza delle indicate condizioni e del rispetto della dignità del paziente, al medico ed al personale sanitario che hanno attuato pratiche di eutanasia provocando la morte del paziente non si applicano le disposizioni degli articoli 575 (Omicidio), 579 (Omicidio del consenziente), 580 (Istigazione e aiuto al suicidio) e 593 (Omissione di soccorso) del codice penale.

Va osservato che la disposizione in commento non richiede quale requisito di validità dell’atto la maggiore età del soggetto che compila la richiesta di applicazione dell’eutanasia. Tale requisito è invece espressamente indicato agli articoli 1 e 3.

17PDL0011520