Cambierà qualcosa a Cuba?

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Svolta storica a Cuba dove Raul Castro, fratello del defunto lider maximo Fidel, lascia la presidenza del paese al Primo Vicepresidente Miguel Díaz-Canel. Almeno questo è quello che titolano i media negli ultimi giorni, dando ad una annunciata formalità più peso di quel che meriti.

Partiamo dal principio, chi è Miguel Díaz-Canel? Rappresenta davvero una svolta rispetto all’era castrista cominciata nel lontano 1959?

Díaz-Canel nasce il 20 Aprile 1960, si tratta dunque del primo leader cubano nato dopo la Rivoluzione. Divenuto ingegnere elettronico a seguito della laurea, scala in 20 anni i ranghi “accessibili” del Partito Comunista Cubano e dello Stato: Segretario Provinciale di Villa Clara (1993), Segretario Provinciale di Holguín e membro del Politburo del PCC (2003), Ministro dell’Educazione (2009) e infine Primo Vicepresidente (2013).

Raul Castro (a sinistra) e Miguel Díaz-Canel (a destra)
Convinto marxista-leninista ed anti-imperialista, la sua linea politica non si discosterà molto da quella di Raul. Non vorrà farlo ma, soprattutto, non potrà farloRaul Castro rimarrà Capo delle Forze Armate e Segretario del PCC almeno fino al 2021. Nei sistemi socialisti il Partito è il vero centro del potere e svolge un ruolo guida in ogni ambito. Una leadership riconosciuta anche dalla stessa Costituzione cubana all’articolo 5, che recita: “Il Partito Comunista di Cuba, martiano e marxista-leninista, avanguardia organizzata della nazione cubana, è la più alta forza dirigente della società e dello Stato, organizza e orienta gli sforzi comuni verso gli alti fini della costruzione del socialismo e dell’avanzata verso la società comunista”.
Il primo discorso da Presidente è stato per buona parte un elogio alla storia e alla figura di Raul e della Rivoluzione: “Il mandato del popolo per questa legislatura significa continuità della Rivoluzione”, “continueremo gli ideali di Fidel e Raul”, “Il PCC è garante dell’unità del popolo cubano” sono solo alcuni passaggi.
Vi è inoltre da tenere in conto che ad affiancare Díaz-Canel in questa “transizione” in qualità di Primo Vicepresidente ci sarà Salvador Valdés Mesa, classe 1945, un importante ex dirigente del sindacato unico, rappresentante della linea ortodossa del Partito e, pertanto, garante della continuità.
Se quindi Raul lascia soltanto formalmente, vuol dire che non raddoppia? Alcuni analisti in realtà non escludono che questa fase transitoria, volta ad eseguire un necessario ricambio generazionale, abbia come obiettivo quello di “riscaldare la poltrona” per Alejandro Castro, figlio di Raul.
L’idea di una successione “monarchica” non sarebbe ben vista sull’isola, che ha invece accettato e sostenuto il ricambio Fidel-Raul per ovvi motivi storici (l’ormai ex Presidente è stato un protagonista della Rivoluzione).
Meglio conosciuto come El Tuerto, Alejandro è Colonnello delle forze di sicurezza, è stato consigliere del padre e Presidente della Comisión de Defensa de Seguridad Nacional (ente di raggruppamento e comando dei servizi di intelligence). Si dice inoltre che abbia guidato segretamente una delegazione cubana per favorire la distensione, poi avvenuta, con gli Stati Uniti della presidenza Obama.
Cosa cambierà dunque per Cuba? Sostanzialmente nulla.
Raul continuerà a guidare il paese più o meno velatamente. A titolo esemplificativo, i media statali, gli unici ammessi a seguire la seduta d’investitura, hanno impiegato l’hashtag #SomosContinuidad (siamo continuità).
Il passaggio di consegne odierno non rappresenta che una mera formalità: il sipario castrista non è ancora calato.
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