Libano: dimissioni del PM Hariri, nuovo capitolo dello scontro Iran-Arabia Saudita

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Sabato 4 Novembre, il Primo Ministro Libanese Hariri (in carica dal 2016 e precedentemente dal 2009 al 2011) ha comunicato le proprie dimissioni in diretta televisiva dagli studi di Al-Arabiya in Arabia Saudita.

L’ormai ex Primo Ministro, vicino ai Sauditi, ha accusato l’Iran di influenzare diversi stati della regione, incluso il Libano, e ha dichiarato che la propria decisione è stata presa dopo aver temuto per la propria incolumità a seguito della scoperta dell’esistenza di una congiura per assassinarlo. Hariri ha aggiunto che il clima da lui avvertito in Libano è molto simile a quello precedente all’uccisione del padre Rafik, ex Primo Ministro ucciso da una bomba nel 2005. Alle accuse accuse riportate sopra, si sommano le parole del Ministro Saudita per gli Affari del Golfo Thamer al-Sabhan: “Le guardie del corpo di Hariri hanno personalmente confermato i recenti tentativi di assassinio contro la sua persona”

Tale tentativo di assassinio, tuttavia, è stato smentito dai vertici delle Forze Armate e dal Gen. Abbas Ibrahim, Comandante del Servizi d’ Intelligence Libanesi, il quale ha sottolineato che non vi è alcuna informazione circa possibili congiure volte all’assassinio di figure istituzionali.

Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, movimento sciita che esercita una notevole influenza all’interno del parlamento e dell’apparato statale libanese, ha sottolineato che la decisione di Hariri è stato imposta dai Sauditi: le dimissioni “ non erano sua intenzione, non erano un suo desiderio e non è stato lui a scegliere”. Il leader di Hezbollah ha poi fatto appello alla calma, appello quanto mai sensato considerando il serio pericolo che il paese ripiombi nella violenza.

Diversi analisti regionali vedono la partenza di Hariri come un ulteriore fattore destabilizzante che potrebbe far si che il Libano divenga il nuovo fronte principale del più ampio conflitto tra Iran e Arabia Saudita, per l’egemonia regionale.

Infatti, ricordiamo che la coalizione di governo tenuta insieme da Hariri era stata capace, seppur con difficoltà, di tenere insieme diverse anime politiche del paese, Hezbollah incluso.

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